La Lettera di Dimissioni

Basta.

Ho resistito finora. Ho pensato alla sicurezza del posto fisso e non ho neanche osato lamentarmi per rispetto di chi un lavoro non ce l’ha. Ho messo prima il mutuo, le bollette, mia figlia, le vacanze e le scelte altrui.

Ho pensato fosse un problema mio, mi sono messa in discussione. Ho cambiato, imparato, sudato, sbagliato, provato e creduto. Ho dato entusiasmo, tempo, onestà e dedizione ad una causa che non è e non potrebbe mai essere la mia.

Ho messo da parte sogni, passioni, famiglia, amici, libri, film, vento e aria. Ho pensato che prima o poi qualcuno se ne accorgesse ed il merito ogni tanto vincesse.

wpid-ugdof2.jpegHo sentito lamentele, urla, sbotti. Ho consolato, sdrammatizzato e fatto ridere chi di ridere proprio non ne aveva voglia.

Ho creduto nel Lavoro, nella fatica. Ho pensato che ormai l’epoca del ” una mano lava l’altra” fosse finita. Che l’ambiguità fosse demode’. Ho pensato anche che dal tempo di “siamo quello che sembriamo” fossimo passati al “valgo perché sono straordinario”. Ma niente. Siamo passato solo dallo straordinariamente raccomandato allo straordinariamente stronzo.

Per tutto questo sopra, cari miei, mi dimetto. Perché non potrei sopravvivere un attimo di più qua.

Tenetevi le ferie arretrate, non vi do neanche il preavviso. Tenetevi il vostro squallore. Io sono di un’altra pasta.

Ah è vero. È il compleanno di mia figlia. Come dice? Eh si ha ragione. Ho duemila euro di bollette da pagare. Le ferie? Si effettivamente ho già prenotato la casa.

Okay . A domani. Stesso posto. Stessa ora.

 

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