Minuto 3:42

 

Il momento in cui ti rendi conto che ce l’hai fatta. Che hai sudato, perso, sei caduto ma che tutto ha avuto un senso ed una ragione.

Non esiste un sogno stupido, un’ambizione insensata. Ognuno ha la propria e credo sia un dovere inseguirla. Non esiste il troppo tardi. Qualcuno ha già ben chiara la propria meta, altri come me la scoprono a quasi quaranta anni. Ma non importa.

Quando trovi cos’è lo capisci perché ti sembra di provare le stesse sensazioni dell’innamorarsi. Ti riempie ogni vuoto, fa sembrare sopportabili anche quelle cose che pensavi di non poter sopportare. E’ come un vento freddo che ti sveglia e ti lascia là con quel mezzo sorriso sulla faccia di chi lo sa per certo.

Ci sono milioni di sogni perduti o infranti. Il successo non è assicurato anche perché altrimenti non avrebbe tutto il suo fascino la fatica. Ma è meglio avere un sogno non realizzato o la consapevolezza di aver sprecato la vita impegnando il tempo tanto per farlo?

Preferisco di gran lunga pensare di non essere stata in grado di realizzarlo, che sapere di aver avuto solo paura.

Ma io voglio la faccia del minuto 3:42. Non esiste nulla che possa impedirmi di sognare.

 

Ho Conosciuto il Dolore

Ho conosciuto il dolore
(di persona, s’intende)
e lui mi ha conosciuto:
siamo amici da sempre,
io non l’ho mai perduto;
lui tanto meno,
che anzi si sente come finito
se, per un giorno solo,
non mi vede o non mi sente.

Ho conosciuto il dolore
e mi è sembrato ridicolo,
quando gli dò di gomito,
quando gli dico in faccia:
”Ma a chi vuoi far paura?”
Ho conosciuto il dolore:
ed era il figlio malato, wpid-img_89768407738186.jpeg
la ragazza perduta all’orizzonte,
il sogno strozzato,
l’indifferenza del mondo alla fame,
alla povertà, alla vita…
il brigante nell’angolo
nascosto vigliacco battuto tumore
Dio, che non c’era
e giurava di esserci, .e non c’era
Ho conosciuto il dolore
e l’ho preso a colpi di canzoni e parole
per farlo tremare,
per farlo impallidire,
per farlo tornare all’angolo,
cosi pieno di botte,
cosi massacrato stordito imballato…
cosi sputtanato che al segnale del gong
saltò fuori dal ring e non si fece mai piu
mai piu vedere
Poi l’ho fermato in un bar,
che neanche lo conosceva la gente;
l’ho fermato per dirgli:
“Con me non puoi niente!”
Ho conosciuto il dolore
e ho avuto pietà di lui,
della sua solitudine,
delle sue dita da ragno
di essere condannato al suo mestiere
condannato al suo dolore;
l’ho guardato negli occhi,
che sono voragini e strappi
di sogni infranti: respiri interrotti
ultime stelle di disperati amanti
-Ti vuoi fermare un momento?- gli ho chiesto –
insomma vuoi smetterla di nasconderti? Ti vuoi sedere?
Per una volta ascoltami!! Ascoltami
…. e non fiatare! –
Hai fatto di tutto
per disarmarmi la vita
e non sai, non puoi sapere
che mi passi come un’ombra sottile sfiorente,
appena-appena toccante,
e non hai vie d’uscita
perché, nel cuore appreso,
in questo attendere
anche in un solo attimo,
l’emozione di amici che partono,
figli che nascono,
sogni che corrono nel mio presente,
io sono vivo
e tu, mio dolore,
non conti un cazzo di niente

Ti ho conosciuto dolore in una notte di inverno
una di quelle notti che assomigliano a un giorno
Ma in mezzo alle stelle invisibili e spente
io sono un uomo….e tu non sei un cazzo di niente.

Roberto Vecchioni

A Volte

A volte è duro essere quasi quarantenni.

A volte è faticoso essere una donna che è anche madre e compagna.

Spesso è duro essere una figlia.

Ma la cosa più faticosa è non farsi scalfire da chi cerca di schiacciarti solo perché accidentalmente sei finita sul suo percorso, solo perché non ha probabilmente le tue stesse difficoltà o semplicemente non se ne cura a tal punto da farcire il proprio nulla di un apparente tutto.

Allora per me rimane solo una cosa da fare per non sprecare neanche un secondo della mia vita invano:

Accendere la radio, mettere le cuffie, chiudere gli occhi e ritornare al vuoto che qualcuno ha tentato di riempire tutto il giorno con la propria follia.

La follia di chi purtroppo pensa ancora che siamo quello che sembriamo, al costo di credere di potersi prendere gioco del mondo intero.