L’incompiuta

Giorno 1.

In realta’ non e’ successo nulla di bello ma ho scoperto una cosa fantastica e no, non e’ una sinfonia di Shubert, ma sono io, l’Incompiuta.
Ho iniziato milioni di cose, per finirne solo un centinaio. E’ sempre stato tipico di me e tipico degli altri farmelo notare. Da bambina mi faceva arrabbiare, da ragazzina mi ha fatto sentire una fallita, ora mi diverte.
Mi diverte vedere quanto tutti si sentono in dovere di sfoderare specializzazioni, conoscenze e titoli, affannandosi nel cercare qualcosa che li renda migliori degli altri. L’importante e’ arrivare alla fine, non il percorso. Per me non e’ cosi’.

Ho dato la colpa alla pigrizia, alla paura ed alle scelte sbagliate ed impulsive.
In realta’ non e’ cosi’, io sono incompiuta per scelta, perche’ non ho mai saputo appartenere a qualcosa. E’ un po’ la differenza che c’e’ tra chi cammina sentendo il frusciare delle foglie sotto I piedi, in balia degli elementi, sentendo il proprio peso sulle caviglie ed il peso della propria valigia sulle spalle  e chi corre per tagliare il traguardo per primo.
E non sto dicendo che la ragione stia dalla mia parte, probabilmente ho soltanto traguardi diversi.
Come la gioia di stare qui a dare vita a pensieri incomprensibili, senza sapere se domani, a tutti I costi, saro’ qui a fare la stessa cosa.
Quindi si’, oggi va bene cosi’.

Il momento

Esiste.

C’è un momento preciso in cui smetti.
Di credere. Di percorrere una strada. Di avere paura.
Ad un certo punto ti trovi davanti tutto così chiaramente cristallino che quasi ti fa sorridere.
E pensi a tutte i funambolici tentativi di dare un senso alle cose e di accettare l’inaccettabile.

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E Dio se ti scappa da ridere.
Ma questa non è roba da tutti.
È una dote di chi sa non prendersi sul serio e sa ammettere di aver preso un abbaglio.
Ci vogliono le palle per dire che tutto quello in cui hai creduto per anni è solo un bellissimo pacco regalo.
Ma ben vengano i pacchi regalo.
Basta sapere che il bello sta nello scartare. Fine. Solo in quello.
Perché anche un regalo deve essere all’altezza.
Ed io mi merito un regalo che mi faccia dimenticare il pacchetto.
E non rimpiangere i momenti in cui lo guardavo lì bello colorato e attendevo trepidante che mi svelasse il contenuto.
Questa è la mia personalissima riflessione sul Natale.
Se vogliamo limitarlo a quello.

Aiutami ad Aiutarti

Questo e’ un appello.

La mia non e’ cattiveria, ne’ poca considerazione dei tentativi altrui.

Ci sono momenti della vita (o meglio magari solo di certe vite) in cui si perdono totalmente le coordinate. Puo’ essere un cambio improvviso di rotta o la stessa impossibilita’ di cambiarla.

E ci si trova li’. Io le vedo un po’ come un cane nero, brutto, cattivo. Che conosco fino da quando sono piccola e che probabilmente mi accompagnera’ per sempre. A volte sparisce per un po’, a volte passa e mi da solo un’annusata, a volte arriva ringhiando e portando con se i dubbi piu’ spaventosi.

lunaEd il respiro ti si taglia a meta’ e non riesci piu’ a dargli un ritmo.

Ci sono momenti in cui anche lo sforzo piu’ piccolo sembra un’impresa fuori dalla propria portata.

In quei momenti li’, se incontrate persone cosi’ non chiedete mai cosa potete fare per aiutarle, perche’ se avessero una risposta non si troverebbero in compagnia di quel brutto cane nero ed avrebbero gia’ trovato la soluzione.

Perche’ nella maggior parte dei casi chi conosce questo cane ha avuto cosi’ tanto coraggio da riuscire a farci amicizia ed ha una forza dentro che chi non ha mai esplorato le profondita’ di se stesso non puo’ avere.

Ecco in quei casi li’ esistono le braccia, esistono le mani, esiste asciugarsi le lacrime, esiste il caldo di un corpo vicino.

Usate questo. E non chiedete nulla.

Perche’ il non saper darvi una risposta rende questo cane randagio ancora piu’ cattivo e crudele.

 

 

 

 

L’Infinito.

Tutte le mattine vado su questo sito (NASA) che propone una fotografia del nostro affascinante universo, con una breve spiegazione di quello che mostra.

http://apod.nasa.gov/apod/astropix.html 47tuc_eder_900

Le stelle mi hanno sempre attratta
Ho sempre provato un senso di inadeguatezza mista a stupore guardandole.
Uno dei piu’ bei momenti nei miei ricordi e’ al buio, nel silenzio assoluto, con un tetto di stelle abbagliante.

Sono convinta che faccia bene ogni tanto ridimensionarsi pensando a quanto piccoli siamo noi con i nostri drammi davanti all’immenso.

Sono convinta anche che alcuni dovrebbero essere obbligati a rendersene conto.

Sfortunatamente a troppi fa solo paura.
Perche’ e’ immenso.
E perche’ da un senso al Vuoto.

Be Still

Be still and go on to bed,
Nobody knows what lies ahead,
And life is short to say the least,
We’re in the belly of the beast,

Be still,
Wild and young,
Long may your innocence reign,
Like shells on the shore,
And may your limits be unknown,
May your efforts be your own,
If you ever feel you can’t take it anymore,

Don’t break character,
You’ve got a lot of heart,
Is this real or just a dream?
Rise up like the sun,
Labor ‘till the work is done,

Be still,
One day you’ll leave,
Fearlessness on your sleeves,
When you come back,
Tell me what did you see?
(What did you see?)
Was there something out there for me?

Be still,
Close your eyes,
Soon enough you’ll be on your own,
Steady and straight,
And if they drag you through the mud,
It doesn’t change whats in your blood,
(Over chains)
Over chains,
When they knock you down,

Don’t break character,
You’ve got a lot of heart,
Is this real or just a dream,
Be still,
Be still,
Be still,
Be still,

Over rock and chain,
Over sunset plain,
Over trap and snare,
When you’re in too deep,
In your wildness dream,
In your made up schemes,
When they knock you down,
When they knock you down,

Don’t break character,
You’ve got so much heart,
Is this real or just a dream.
Oh rise up like the sun and labor till the work is done,
Rise up like the sun and labor till the work is,
Rise up like the sun and labor till the work is done

Anima & Corpo

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Ma poi alla fine per cosa vale la pena di dare anima e corpo?

Per l’amore. Ma sei poi l’amore finisce, tradisce o si abitua alla nostra anima ed al nostro corpo?

Per la Famiglia. Ma possiamo essere certi che legami famigliari corrispondano a rispetto?

Per l’amicizia. Ma quanti sono gli amici veri? Quelli a cui confessi l’incoffessabile, quelli di cui non temi il giudizio.

Per il lavoro. Non sarebbe meglio viverlo come tanti mercenari prezzolati?

I sogni. E se si spezzano? Non è meglio starsene tranquilli ed assistere allo show della propria vita senza necessariamente pagare il prezzo di un rischio?

Vale sempre la pena. Vale sempre la fatica di mettere impegno in tutto quello che si fa.

Può durare un secondo o una vita. Ma il momento in cui ci metti tutto te stesso e la sensazione che provi quando succede, per me, è e sarà sempre la parte più bella. La sfida di credere in qualcosa.

È inutile che il mondo continui a provare a farmi cambiare idea.

Guarderò sempre ogni sconfitta, ogni delusione, ogni ingiustizia con l’aria di chi pensa:

Merda! Hai vinto tu. Ma solo stavolta.

 

Ai Miei Piedi

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Ma chi mai ha pensato di scrivere qualcosa per i propri piedi? Sembra quasi una follia, sembra come sentirsi estranei al proprio corpo, una schizofrenia corpo-mente.

Io lo faccio, con piacere. Perché poi alla fine sono sempre loro a sorreggermi. In inglese si dice che per capire qualcuno si dovrebbe provare a camminare con le sue scarpe. Niente di più vero. E le scarpe prendono la forma del piede.

Ci sono piedi piatti, ben saldi per terra. E piedi che a terra toccano proprio poco, come i miei, che sembra sempre siano li’ pronti per spiccare il volo. Tesi. Ma voi, miei piedi, siete sempre stati piedi da ballerina. Non da tango, non da discoteca, non da ginnasta. Piedi di quel genere di ballerina che non ha bisogno di tacchi ma di terra calda.

Una ballerina il cui sogno è ballare a piedi nudi sull’erba sotto la luna, sulle foglie secche, sulla sabbia.

 

Piedi miei domani sarete messi si nuovo dentro una paio di trappole luccicanti. Come il mio stomaco, come il mio cervello, come il mio cuore.

Ma io vi giuro che verrà il momento in cui ci metteremo a correre su un prato solo per il gusto di farlo e  perché abbiamo il tempo di farlo.

Ci sono piedi che hanno bisogno di volare su dodici centimetri. Ed altri che vogliono solo tornare a fare quello che hanno fatto in altre vite e per mille anni.

Camminare.

Come Tutti

Pazza.

Me l’hanno sempre detto.

Perché non fai come tutti gli altri?

Non ci riesco. Non sono capace. Non ho mai provato.

La spiegazione è semplice. Non mi disturba quello che è diverso. Mi affascina. Ho sempre pensato che anche per gli altri fosse la stessa cosa.

Ecco forse la presunzione è sempre stata questa: pesare di avere ragione. Nonostante le critiche di genitori, amici, conoscenti. Ho sempre continuato per la mia strada.

La pazza. La bugiarda. L’incoerente. Quella che fa la strana per forza. La borderline. L’anoressica. La compulsiva. La fissata. La confusa. La codarda. L’incosciente. wpid-images.jpeg

Probabilmente se fossi vissuta negli anni cinquanta mi avrebbero rinchiuso da qualche parte, probabilmente ne sarei uscita pazza veramente.

Ho avuto perfino vergogna di essere così. Mi ricordo ancora lo sguardo delle donne di famiglia che sembravano chiedersi se avrei mai messo la testa a posto. Se le mie idee strampalate avessero prima o poi fine.

Con la paura di prendere la mia strada ho sbagliato percorso. Ho fatto le scelte sbagliate ed invidio che ha ancora l’età per scegliere il proprio sogno, che sia lavorare in un ufficio, insegnare, girare il mondo con un circo.

Fortunatamente la mia anima si è dimostrata sempre più forte di tutto e tutti. Nonostante la calma apparente dentro di me brucia lo stesso fuoco da sempre.

Ed ora che non mi fa più paura il futuro posso dire che alla fine quello che si disprezza è quello che non si può controllare.

E se così disprezzatemi tutti.

First Moment of Truth

Ed io che pensavo fosse una mia dote peculiare!

Vedere un paio di scarpe in un negozio e dire “queste faranno strage”, per poi non metterle più quando ormai se ne sono accorte tutte.

È sempre stato così e – tra me e me – me la sono sempre tirata per questo.

Caspita che shock sapere che Procter & Gamble hanno addirittura un dipartimento che si occupa di questo! Quei famosi 3/7 secondi in cui si decide guardando lo scaffale se un prodotto farà successo quindi, non sono solo miei.

Ma almeno non di tutti, pare essere una peculiarità esclusivamente femminile: uno studio di neuro scienziati infatti, in collaborazione con una casa produttrice di calzature austriaca, ha dimostrato che il cervello femminile riesce, esprimendo sensazioni positive, a determinare con  il 77% di successo quali scarpe saranno protagoniste degli acquisti.

Tendenze-scarpe-ai-2014 (2)E quindi cosa facciamo? Mettiamo su a Stoccarda uno studio che riuscirà, proprio copiando le dinamiche decisionali femminili, a mettere a punto un algoritmo, che sarà messo in vendita la prossima estate e che aiuterà a decidere con successo che prodotti mettere sul mercato .

Il risultato sarà maggiore quantità di prodotti fashion evocativi, probabilmente prezzi più accessibili perché le scelte dei produttori saranno meno soggette ad errori e di conseguenza minore probabilità di sfuggire all’ossessione dell’acquisto.

Una cosa è certa: il fatto che il marketing si stia basando sul concetto che algoritmo, decisionalità e cervello femminile possano coesistere anche solo nella stessa frase è per me quantomeno rivoluzionario. E forse un po’ inquietante.

Reset

Ho imparato con gli anni che mi posso definire una “donna altalena”. Viaggio tra alti e bassi come una linea sinusoidale. Ho un’escursione energetica ai limiti del sopportabile. Non sono lunatica. Semplicemente vivo le cose con un ‘intensità tale che nel bene o nel male ogni tanto devo prenderne distacco. Non è una cosa che mi fa fastidio di me, anzi. Esplorare me stessa mi ha salvato, mi ha aiutato ad ammettere i miei limiti, ad amarmi per quello che sono. E non significa abbellire l’immagine che si ha di se per renderla accettabile, ma amarsi per quello che si è. Fino in fondo. Anche se mi serve infilarmi un paio cuffie e sentire la musica più straziante del mondo quando sto male, perché sono convinta che il dolore debba essere affrontato prima fino ai suoi abissi più terrificanti per essere superato. Senza sconti.

Poi si risorge. Ed io ho il mio modo per fare tabula rasa. Per ricostruire mille e mille volte di nuovo sul mio Ground Zero.

wpid-2014-06-01-17.34.28.png.pngRiscoprire la natura. Il silenzio. Camminare solo per capire dove ogni anno fioriscono i narcisi. Guardare con ammirazione e rispetto anche il più piccolo ed insignificante degli insetti. Anche se non punge e se non ha colori sgargianti. Sentore l’odore della terra, della legna, dell’erba. E non scappare perché arriva la pioggia. Farsi bagnare e scoprire come cambiano odori e colori. Accogliere l’acqua e le nuvole. Sentire il silenzio spaccato dai tuoni. Lasciare delle orme di scarponi sulla terra bagnata.

Insegnare la bellezza di rotolare giù da un pendio sull’erba. La spettacolare pienezza del silenzio. L’odore del vento che quasi commuove.

Riscoprire il proprio posto nel mondo, che non è su un trono, non è seduta ad una scrivania, non è in una chiesa, in un bar o davanti ad un pc.

È nell’universo ed ha lo stesso valore, nel bene e nel male, del più piccolo ed insignificante degli insetti, come del più bello e vanitoso dei fiori.