Ai Miei Piedi

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Ma chi mai ha pensato di scrivere qualcosa per i propri piedi? Sembra quasi una follia, sembra come sentirsi estranei al proprio corpo, una schizofrenia corpo-mente.

Io lo faccio, con piacere. Perché poi alla fine sono sempre loro a sorreggermi. In inglese si dice che per capire qualcuno si dovrebbe provare a camminare con le sue scarpe. Niente di più vero. E le scarpe prendono la forma del piede.

Ci sono piedi piatti, ben saldi per terra. E piedi che a terra toccano proprio poco, come i miei, che sembra sempre siano li’ pronti per spiccare il volo. Tesi. Ma voi, miei piedi, siete sempre stati piedi da ballerina. Non da tango, non da discoteca, non da ginnasta. Piedi di quel genere di ballerina che non ha bisogno di tacchi ma di terra calda.

Una ballerina il cui sogno è ballare a piedi nudi sull’erba sotto la luna, sulle foglie secche, sulla sabbia.

 

Piedi miei domani sarete messi si nuovo dentro una paio di trappole luccicanti. Come il mio stomaco, come il mio cervello, come il mio cuore.

Ma io vi giuro che verrà il momento in cui ci metteremo a correre su un prato solo per il gusto di farlo e  perché abbiamo il tempo di farlo.

Ci sono piedi che hanno bisogno di volare su dodici centimetri. Ed altri che vogliono solo tornare a fare quello che hanno fatto in altre vite e per mille anni.

Camminare.

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