Si sceglie la propria felicità

Sarebbe bello si potesse vivere delle proprie passioni.
Avere la faccia di quest’uomo quando canta.
A volte e anche spesso ci si accontenta.
Si fa quello che si deve fare.
Per essere giusti. Per mantenere una famiglia. Per avere certezze.
A volte è colpa della paura. A volte è anche questione di talento.
Io credo tutti abbiano un talento.
È solo fortuna scoprirlo e poterlo approfondire.
Trovarsi in un posto o in un momento che sia quello giusto.
Avere accanto qualcuno che ci spinga a crederci.

E se non si può perché per esempio lo si capisce troppo tardi che si fa?
Ci si butta a capofitto per recuperare il tempo perduto.
O si sogna. Si chiudono gli occhi e si sogna.
E si sceglie la propria felicità.
Anche in una canzone.

Il momento

Esiste.

C’è un momento preciso in cui smetti.
Di credere. Di percorrere una strada. Di avere paura.
Ad un certo punto ti trovi davanti tutto così chiaramente cristallino che quasi ti fa sorridere.
E pensi a tutte i funambolici tentativi di dare un senso alle cose e di accettare l’inaccettabile.

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E Dio se ti scappa da ridere.
Ma questa non è roba da tutti.
È una dote di chi sa non prendersi sul serio e sa ammettere di aver preso un abbaglio.
Ci vogliono le palle per dire che tutto quello in cui hai creduto per anni è solo un bellissimo pacco regalo.
Ma ben vengano i pacchi regalo.
Basta sapere che il bello sta nello scartare. Fine. Solo in quello.
Perché anche un regalo deve essere all’altezza.
Ed io mi merito un regalo che mi faccia dimenticare il pacchetto.
E non rimpiangere i momenti in cui lo guardavo lì bello colorato e attendevo trepidante che mi svelasse il contenuto.
Questa è la mia personalissima riflessione sul Natale.
Se vogliamo limitarlo a quello.