Ai Miei Piedi

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Ma chi mai ha pensato di scrivere qualcosa per i propri piedi? Sembra quasi una follia, sembra come sentirsi estranei al proprio corpo, una schizofrenia corpo-mente.

Io lo faccio, con piacere. Perché poi alla fine sono sempre loro a sorreggermi. In inglese si dice che per capire qualcuno si dovrebbe provare a camminare con le sue scarpe. Niente di più vero. E le scarpe prendono la forma del piede.

Ci sono piedi piatti, ben saldi per terra. E piedi che a terra toccano proprio poco, come i miei, che sembra sempre siano li’ pronti per spiccare il volo. Tesi. Ma voi, miei piedi, siete sempre stati piedi da ballerina. Non da tango, non da discoteca, non da ginnasta. Piedi di quel genere di ballerina che non ha bisogno di tacchi ma di terra calda.

Una ballerina il cui sogno è ballare a piedi nudi sull’erba sotto la luna, sulle foglie secche, sulla sabbia.

 

Piedi miei domani sarete messi si nuovo dentro una paio di trappole luccicanti. Come il mio stomaco, come il mio cervello, come il mio cuore.

Ma io vi giuro che verrà il momento in cui ci metteremo a correre su un prato solo per il gusto di farlo e  perché abbiamo il tempo di farlo.

Ci sono piedi che hanno bisogno di volare su dodici centimetri. Ed altri che vogliono solo tornare a fare quello che hanno fatto in altre vite e per mille anni.

Camminare.

Se

Se si potesse aprire la scatola del cuore e far vedere come è fatta.
Se si potesse essere considerati intelligenti a tal punto da poter ascoltare e comprendere tutto.

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Se non si evitasse di parlare degli argomenti più difficili e più dolorosi e si capisse che l’unico modo per affrontarli è assieme a chi ci ama.
Se si capisse che da soli non si vale un quarto di quanto si vale in due.
Se si avesse il coraggio di mettere veramente tutto sulla bilancia e capire cosa vale di più in una vita.
Se si comprendesse che scegliere quello che si vuole è un impegno ed un dovere non solo nei confronti di se stessi.
Probabilmente non saremmo umani.

Come Tutti

Pazza.

Me l’hanno sempre detto.

Perché non fai come tutti gli altri?

Non ci riesco. Non sono capace. Non ho mai provato.

La spiegazione è semplice. Non mi disturba quello che è diverso. Mi affascina. Ho sempre pensato che anche per gli altri fosse la stessa cosa.

Ecco forse la presunzione è sempre stata questa: pesare di avere ragione. Nonostante le critiche di genitori, amici, conoscenti. Ho sempre continuato per la mia strada.

La pazza. La bugiarda. L’incoerente. Quella che fa la strana per forza. La borderline. L’anoressica. La compulsiva. La fissata. La confusa. La codarda. L’incosciente. wpid-images.jpeg

Probabilmente se fossi vissuta negli anni cinquanta mi avrebbero rinchiuso da qualche parte, probabilmente ne sarei uscita pazza veramente.

Ho avuto perfino vergogna di essere così. Mi ricordo ancora lo sguardo delle donne di famiglia che sembravano chiedersi se avrei mai messo la testa a posto. Se le mie idee strampalate avessero prima o poi fine.

Con la paura di prendere la mia strada ho sbagliato percorso. Ho fatto le scelte sbagliate ed invidio che ha ancora l’età per scegliere il proprio sogno, che sia lavorare in un ufficio, insegnare, girare il mondo con un circo.

Fortunatamente la mia anima si è dimostrata sempre più forte di tutto e tutti. Nonostante la calma apparente dentro di me brucia lo stesso fuoco da sempre.

Ed ora che non mi fa più paura il futuro posso dire che alla fine quello che si disprezza è quello che non si può controllare.

E se così disprezzatemi tutti.

First Moment of Truth

Ed io che pensavo fosse una mia dote peculiare!

Vedere un paio di scarpe in un negozio e dire “queste faranno strage”, per poi non metterle più quando ormai se ne sono accorte tutte.

È sempre stato così e – tra me e me – me la sono sempre tirata per questo.

Caspita che shock sapere che Procter & Gamble hanno addirittura un dipartimento che si occupa di questo! Quei famosi 3/7 secondi in cui si decide guardando lo scaffale se un prodotto farà successo quindi, non sono solo miei.

Ma almeno non di tutti, pare essere una peculiarità esclusivamente femminile: uno studio di neuro scienziati infatti, in collaborazione con una casa produttrice di calzature austriaca, ha dimostrato che il cervello femminile riesce, esprimendo sensazioni positive, a determinare con  il 77% di successo quali scarpe saranno protagoniste degli acquisti.

Tendenze-scarpe-ai-2014 (2)E quindi cosa facciamo? Mettiamo su a Stoccarda uno studio che riuscirà, proprio copiando le dinamiche decisionali femminili, a mettere a punto un algoritmo, che sarà messo in vendita la prossima estate e che aiuterà a decidere con successo che prodotti mettere sul mercato .

Il risultato sarà maggiore quantità di prodotti fashion evocativi, probabilmente prezzi più accessibili perché le scelte dei produttori saranno meno soggette ad errori e di conseguenza minore probabilità di sfuggire all’ossessione dell’acquisto.

Una cosa è certa: il fatto che il marketing si stia basando sul concetto che algoritmo, decisionalità e cervello femminile possano coesistere anche solo nella stessa frase è per me quantomeno rivoluzionario. E forse un po’ inquietante.

Unico e Solo Dio

“Ciò che domina, quello che comanda, oggi non è l’uomo, è il denaro. I soldi comandano. Dio nostro padre ha dato il compito di custodire la terra non ai soldi, a noi: gli uomini e le donne. Così uomini e donne vengono sacrificati all’idolo del consumo e del guadagno”

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Eppure anche stasera davanti alla tv, al bar, per le strade e sui muri di San Paolo,  nelle favelas, nelle pubblicità, sui giornali e soprattutto nelle case italiane ha vinto lui.

Non si ferma il dio denaro.