La Mafia è Merda

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Se si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione, la paura e l’omertà.

All’esistenza di orrendi palazzi sorti all’improvviso, con tutto il loro squallore, da operazioni speculative, ci si abitua con pronta facilità, si mettono le tendine alle finestre, le piante sul davanzale, e presto ci si dimentica di come erano quei luoghi prima, ed ogni cosa, per il solo fatto che è così, pare dover essere così da sempre e per sempre.

È per questo che bisognerebbe educare la gente alla bellezza: perché in uomini e donne non si insinui più l’abitudine e la rassegnazione ma rimangano sempre vivi la curiosità e lo stupore

Peppino Impastato

Cinisi, 5 Gennaio 1948 – Cinisi, 9 Maggio 1978

A Volte

A volte è duro essere quasi quarantenni.

A volte è faticoso essere una donna che è anche madre e compagna.

Spesso è duro essere una figlia.

Ma la cosa più faticosa è non farsi scalfire da chi cerca di schiacciarti solo perché accidentalmente sei finita sul suo percorso, solo perché non ha probabilmente le tue stesse difficoltà o semplicemente non se ne cura a tal punto da farcire il proprio nulla di un apparente tutto.

Allora per me rimane solo una cosa da fare per non sprecare neanche un secondo della mia vita invano:

Accendere la radio, mettere le cuffie, chiudere gli occhi e ritornare al vuoto che qualcuno ha tentato di riempire tutto il giorno con la propria follia.

La follia di chi purtroppo pensa ancora che siamo quello che sembriamo, al costo di credere di potersi prendere gioco del mondo intero.

Una Storia D’Amore

Frida aveva 20 anni.

Aveva gia’ subito diverse operazioni chirurgiche dopo un incidente che la  devasto’ nel 1925 e le sue giornate trascorrevano tra la pittura ed i libri sul movimento comunista in Messico.

I suoi genitori infatti, sapendola costretta a letto, le regalarono un baldacchino con uno specchio sul soffitto, in modo che potesse vedersi, e dei colori. Iniziò così la serie di autoritratti.1004406_10151673417416294_1277212744_n

“Dipingo me stessa perché passo molto tempo da sola e sono il soggetto che conosco meglio” diceva.

Essendo ormai completamente dedita all’arte pensò quindi di farne anche una fonte di guadagno, per se e per la sua famiglia, e fu per questo che “il  rospo e la niña” si incontrarono: lei porto’  i suoi dipinti ad un  illustre pittore dell’epoca, Diego Rivera, perche’ potesse esprimerle un suo giudizio.

Nel 1929 Diego Rivera e Frida Kahlo erano marito e moglie. Fu l’ inizio di un amore lungo e tormentato, costellato di tradimenti e colpi di scena (anche di pistola), destinato a entrare nella leggenda. Rivera, 46 anni, già al terzo matrimonio, fu da subito un marito infedele ma sempre affettuoso. Nelle lettere alla moglie si firmava con il disegno dei suoi labbroni. La chiamava «Adorabile Fisita, bambina dei miei occhi, vita della mia vita», «mia bellissima ragazzina».

Dopo un esperienza negli Stati Uniti, durante la quale Frida affronto’ tre gravidanze, Frida_Kahlo_Diego_Rivera_1932 tutte in aborti, decisero di tornare in Messico e vivere a San Angel, in una casa costituita da due cubi comunicanti in stile modernista, uno rosa e l’altro blu. Divisi per mantenere i propri spazi artistici.

Ma quando lui la tradì con la sorella Cristina, Frida non resse il colpo, fece le valigie e se ne andò negli Stati Uniti . Rivera la raggiunse un anno dopo: non aveva mai smesso di amarla, così le fece una nuova proposta di matrimonio, che lei naturalmente accettò.

Diego e Frida nel 1940 si risposarono a San Francisco, lei con una fantastica gonna tehuana verde, e stettero assieme finché la morte di lei non li separò.

C’è una lettera famosa, che venne pubblicata, che Frida scrisse in un momento di solitudine, una notte in cui Diego era lontano. Una lettera scritta a Città del  Messico il 12 Settembre del 1939 e che lei non spedì mai. Ti invito a leggerla, perché parla di un amore che va oltre tutto quello che siamo abituati a pensare.

Frida Kahlo mi sono riempita di te oggi. Della tu vita e dei tuoi colori.

E leggendo questo ho pensato per un attimo che stessi parlando esattamente con me.

“Ero solita pensare di essere la persona più strana del mondo ma poi ho pensato, ci sono così tante persone nel mondo,
ci dev’essere qualcuna proprio come me, che si sente bizzarra e difettosa nello stesso modo in cui mi sento io. Vorrei immaginarla, e immaginare che lei debba essere là fuori e che anche lei stia pensando a me. Beh, spero che, se tu sei lì fuori e dovessi leggere ciò, tu sappia che sì, è vero, sono qui e sono strana proprio come te.”

 

 

 

L’Eleganza

Guardandomi intorno mi interrogo su cosa sia realmente l’eleganza. Mi capita spesso di prendere le distanze e riflettere sulla natura  umana. Non è questione di sentirsi in qualche modo superiore, ne faccio quasi un’osservazione scientifica, anche perché mio malgrado spesso mi ritrovo a comportarmi come un individuo, perdonami la definizione, “medio”. wpid-wp-1399401737359.jpeg

Sento intorno a me donne farsi i complimenti per un tacco esagerato, per una pettinatura all’ultimo grido o per una borsa che fa del suo brand il suo segno distintivo. Una borsa con i colori inconfondibilmente pacchiani di una grande maison, un cappotto con l’iniziale del grande stilista ripetuta all’infinito.

Se penso all’eleganza però non mi viene in mente questo. Se penso all’eleganza penso ad un collo lungo da cigno, ad in piede arcuato e ad una camminata leggera e composta. Penso al senso dell’umorismo, ad una conversazione interessante, ad un tono di voce pulito. Non mi viene in mente una pelle eccessivamente abbronzata, ma un colorito dorato. Se l’eleganza fosse un profumo non lascerebbe la scia, ma si farebbe semplicemente ricordare.

Ma forse in questo non sono nella “media”, non appartengo all’opinione  comune.

Eppure lo diceva anche anche Coco Chanel:

“L’eleganza non è semplicemente indossare un vestito nuovo”

 

LE GALLINE SANNO VOLARE!

C’era una volta un giardino ben curato.

Non una foglia fuori posto. I vialetti con la ghiaia, un piccolo laghetto con dei pesciolini scintillanti. Una casa rosa, un orto rigoglioso e tutto intorno un recinto bianco appena dipinto.

wpid-2014-05-05-20.35.41.png.pngC’era una gallina ovaiola in questo giardino, che passava il tempo a beccare qua e là e poi al tramonto tornava nel pollaio.

Una bambina la osservava e si chiedeva: possibile che sia così poco intelligente da non concepire l’esistenza di un mondo fuori di qui? Possibile che sia così limitata da non cercare neanche di scappare dal recinto? O forse ha così poca ambizione da accontentarsi di quel cortile e non cercare l’avventura? Forse non ha sufficiente stima di se per pensare di meritare altro….

Ti sbagli bambina – pensava la gallina – io non ho paura. Non mi accontento di questo giardino. So che è tanto di più di quello che altre mie sorelle hanno… ed in più io ho le ali!

Non quelle di certi falchi predatori, ne di merli parlanti e neppure di certi pappagalli sgargianti che sanno dire solo cose già dette!

Io ho le ali della fantasia, del sogno e – grazie all’uomo – del WEB.